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le gemelle Kessler

“Il nostro è un legame indissolubile. Se una di noi si ridurrà in stato vegetativo l’altra l’aiuterà ad uscire di scena“.

In questi giorni questa dichiarazione delle gemelle Kessler ha fatto scalpore.
si è parlato di scandalo, di dichiarazioni folli e prive di buon senso.
Le due, infatti, hanno stretto un patto e nel caso in cui una delle due dovesse ridursi allo stato vegetativo, l’altra provvederebbe a mettere in atto tale pratica, in Italia considerata illegale.
L’eutanasia infatti è legale solo in alcuni Paesi e permette ad ogni individuo di decidere come morire.
Ma diciamoci la verità, ma cosa hanno detto di così strano?
Non c’è nulla di folle in quello che hanno dichiarato.
Forse, vista la loro mentalità “europea”, laica, hanno espresso il pensiero che abbiamo tutti, o quasi, ma che teniamo segreto. Lo nascondiamo perché siamo ancora condizionati dalla “morale comune”, che ci impone di pensare che togliere la vita a qualcun altro è omicidio, reato, barbarie, un atto contro la volontà di Dio.
E invece assistere una persona in uno stato vegetale, immobile, incapace di ogni movimento e di ogni espressione, ma condannata ad avere la mente lucida, è un esperienza che consigliamo a tutti? Come un viaggio di tre settimane, in assoluto relax, alle Maldive, no?
Ma fatemi il piacere.
È ora di finirla con questa stupida, mediocre, antidiluviana, mentalità bigottò-cattolica, passatemi questo termine.
Ogni essere umano deve essere libero di decidere come vivere e come morire, senza che nessuno possa impedirgli di dare libera esecuzione alle sue “ultime volontà”.
Ostacolare la libertà di vivere e morire, come ognuno di noi crede sia giusto, questo è qualcosa di veramente folle, privo di buon senso.

10 commenti per le gemelle Kessler

  • notredame

    sono una gemella…mmmm…preferisco non pensarci….

  • Giako77

    Questo tuo post ha acceso gli animi.Comunque io mi sento di dire solamente che va rispettata la libertà di ognuno.

  • pannacioccolata

    Penso anch’io che l’accanimento terapeutico non sia giusto. Se deve morire la persona cara è giusto che vada.
    E’ comunque così grande il dolore di fronte ad un caro in situazioni estreme che , per me, è impossibile cancellare la domanda di senso della vita in tutte le condizioni e cosa veramente rende felice e piena una esistenza. Perché senza una risposta che dia senso a tutto,che abbracci tutto, anche se muore la persona, rimane lì, presente con la sua vita , insoluta, aperta, infinita, profonda, grave, disperata da toglierci la volontà di vivere ancora…

  • Bentrovate,mi piace quando il dibattito si anima,ma volevo sottolineare alcune cose.Nel post si parla di un accordo tra sorelle.Come quello tra me e mia moglie.Se una persona,incapace di muoversi,decide liberamente,magari prima della “tragedia”,di non volere accanimento terapeutico,nè di restare in vita per essere accudito in tutto e per tutto,si deve rispettare la sua volontà.Io ad esempio lo farei per non rovinare la vita alle eprsone che mi stanno intorno.So bene che lo farebbero per amore,ma la loro vita diverrebbe un inferno.E poi è una mia scelta,e nessuno deve impedirmelo.Nè il governo con le leggi,nè la chiesa con la sua morale.
    -Panna- so bene che non è facile dire addio alle persone che si amano,ma se è una loro volontà quella di morire nel caso in cui fossero in uno stato vegetale,non possiamo impedirglielo.Del resto ha ragione -choco- quando dice che oggi sono le macchine ad aiutarci a mantenere in vita queste persone.E se questo fosse giusto,allora dovremmo farlo per i nostri gatti,cani,perchè loro meritano come noi “l’aiuto della scienza”.La libertà dell’individuo è la più grande forma di rispetto che uomo ha verso un altro uomo.

  • pannacioccolata

    Credo che la ragione risponda così, ma io non ci sto a dire addio a chi amo…

  • Amare vuol anche dire comprendere e saper dire addio.
    E’ più doloroso, ma naturalmente giusto.

  • pannacioccolata

    Mi soffermo a ribadire che la Chiesa non è per l’accanimento terapeutico, e vale sempre la coscienza personale e non comunitaria dei cattolici, per questo non sono d’accordo anch’io su quello cha fatto il prete non sposando il paraplegico. ma penso che se amiamo una persona , l’amiamo sempre, anche inferma!

  • benvenute panna e choco..
    pannacioccolata,io ho un profondo e totale rispetto per la vita.Proprio per questo credo che vada rispettata la volontà di ognuno di noi.Ho anche lasciato scritto di non usare su di me accanimento terapeutico,soprattutto perchè non voglio che altri siano schiavi,insieme a me,di una mia eventuale malattia o inferma degenza.Per questo parlavo di mentalità bigotto-cattolica.Quella che fa sparlare “la chiesa”a nome di tutto e tutti.Sono d’accordo con chocolady quando scrive che Dio non vorrebbe certo l’accanimento terapeutico su nessuno di noi,e che non possiamo costringere alla vita le persone.Se voglio vivere,anche da vegetale,aiutami a vivere,ma se voglio morire,lasciami andare.Questo per me è rispetto della libertà di tutti.

  • Chi stabilisce cosa è per il singolo individuo “vita”? Forse che la respirazione assistita o la nutrizione forzata sono vita? Se non ci fossero le flebo o le macchine quelle persone, che noi ci ostiniamo a non voler lasciare andare, morirebbero. Non si tratta solo del coma, si tratta anche di malattie debilitanti, che mortificano l’individuo e la sua dignità. Chi lo dice che lasciarsi morire, o voler morire, non è morale? Non credo nemmeno che in molto casi si possa parlare di “suicidio assistito” dato che forse sarebbe più semplicemente il normale corso della vita: il corpo muore non essendo più autosufficiente a se stesso. E’ questo quello che la natura ha pensato per noi. Forse che Cristo ha mai predicato l’accanimento terapeutico? Il nostro compito non è costringere alla vita con ogni mezzo. Il nostro compito è saperci occupare dei nostri cari al meglio e nel rispetto delle loro volontà. Anche quando questo significa lasciarli andare. La morale cattolica spesso mortifica la scienza (vedi il caso della fecondazione assistita) a volte mortifica l’amore (vedi il caso di quel prete che non ha voluto sposare una coppia perché lui era paraplegico e non avrebbero mai potuto procreare), però se si tratta di respirazione forzosa e di alimentazione indotta allora evviva le macchine e il loro potere salvifico.
    Io lo trovo inconcepibile.

  • pannacioccolata

    Non è questione di mentalità bigotta, ma piuttosto un certo rispetto della vita, del suo valore unico e irriducibile,del mistero che lo circonda , e quindi anche del destino dopo la morte, che in realtà nessuno conosce.
    Allora, soprattutto, se è un proprio caro, ti viene da assisterlo, da curarlo,perché è sempre lui,inoltre la scienza medica non può dimostrare che il paziente in coma non percepisca o senta. Ci sono le testimonianze , pubblicate in alcuni articoli, dove chi è uscito miracolosamente dal coma vigile dichiara di aver sentito.

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